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Epperò.

In Svezia fanno passare questa pubblicità in TV.

Mi immagino una cosa del genere qui da noi, sarebbe emergenza cardiaca immediata da tanti coccoloni ed esplosioni di bile ci sarebbero.

E’ un poco melensa in effetti, devo ammetterlo, però il finale è notevole.

Noia e fastidio

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Ci sono volte in cui non so più come risvegliare in me l’ebrezza, la voglia, il desiderio di fare.

Fin da quando ero un ragazzino c’era una solo cosa che riusciva a ubriacarmi sempre e comunque: la poesia.

Fin da quando conobbi la poesia due poeti su tutti mi colpiscono: Montale e Baudelaire

Montale è meraviglioso quando ti colpisce il desiderio di fuggire.

Baudelaire è eccezzionale quando ti colpisce quello che lui chiama spleen (la noia dell’anima) .

Ed ecco quindi duecosucce che ho trovato.

Da lo Spleen di Parigi:

UBRIACATEVI
Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che
vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.
Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.
E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi
risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò
che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il
vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: «È ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi
martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare».

LO STRANIERO
«Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L’oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!»

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