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Le 42 personalità di LordMax scendono in campo

Ogni storia è vera, semplicemente alcune non sono mai accadute (SandMan)

Ho cambiato gestore telefonico.
Da vodafone sono passato a wind

Nulla di strano, non sono certo l’unico.
Un amico mi ha prestato, qualche settimana fa uno smartphone ma sul numero vodafone non avevo connessione dati… questo è uno dei motivi per il passaggio a wind.

Aspetto i canonici 3 giorni (da mercoledì a lunedì non contando il week-end) per il passaggio dal contratto vodafone a quello wind e, ovviamente, questa mattina, mentre ero in treno verso Locana, avviene il passaggio.
Sono estremamente deluso e piccato dal fatto che vodafone non mi abbia contattato per chiedermi di non cambiare, sono loro cliente dagli anni 90, da quando ancora si chiamava omnitel. Pazienza.
Cambio di sim al volo mentre sono sballottato a destra e sinistra ma va tutto bene.

Fastforward al pomeriggio quando inizio a pacioccare

con il telefono e cerco di collegarmi a internet.

Il segnale è buono e non dovrebbero esserci problemi.
Le chiamate funzionano, ricevo e chiamo.
Gli sms funzionano, ricevo e invio.
Internet ovviamente no.
Spippotto (termine tecnico che significa che clicco e smanetto a destra e manca senza sapere bene cosa faccio) per un po e poi chiamo il numero dell’assistenza tecnica.
Ok, chiamo due volte perché sbaglio a scegliere il numero indicato dalla malefica voce registrata.
Mi risponde l’operatore.
Ormai sono tutti abbastanza gentili… questo meno ma evidentemente è incazzato come una biscia a cui hanno detto di doversi operare alle ginocchia.
“Buongiorno, ho un problema con questo numero” segue numero e generalità “Funziona ma non riesco a collegarmi a internet”
“Sì, è la prima volta o prima andava e ora non va più?” Il tono è “Non hai mai usato prima il caxxo di coso che hai in mano e sei un troglodita o hai fatto casini e ora vuoi che te li risolva io?”
Mi sono sentito tanto uno degli utonti che di solito chiedono a me… e io tratto peggio in effetti.
“Prima volta. E’ uno smartphone”
“Sì, allora deve essere settato!” il tono significa “Brutto imbecille incompetente, come pensi che quella baracca immonda che hai in mano possa collegarsi a internet se prima non la configuri?”
“Mi dica la marca del cellulare”
“Sì, allora, me lo hanno prestato, è un IDEOS”
“Un??? Non ho mai sentito questa marca.”
“Non so che dirle, è scritto così sul telefono e IDEOS è una serie di cellulari abbastanza famosa”
“NOI NON ABBIAMO LA CONFIGURAZIONE. Non ci danno le configurazioni, alcuni produttori non ci comunicano le configurazioni, deve andare sul loro sito e chiederle perché a noi non le danno.” il tono era inequivocabilmente quello di una persona non poco frustrata dal fatto che ogni volta qualcuno gli chiede configurazioni che non ha.
Io però, come ho scritto sopra, sono un figo e ho capito che c’era il trucco.
“Sì, capisco benissimo, mi può dare un esempio di queste configurazioni per favore” tono molto gentile e pacato il mio, tipo cagnolino che chiede cibo.
“Ma sono tantissime, ogni cellulare ha le sue, sono o sms autoconfiguranti che mandiamo noi quando i produttori ci comunicano le cose oppure cose tipo l’APN, ecco l’apn che deve essere internet.wind o cose così e blablablablabla”
Ottimo, mi si accende la lampadina giusta nel cervello… due neuroni ho, ma qualche volta si attiva quello giusto… è una questione di statistica, a forza di provarci prima o poi l’azzecco.
“La ringrazio, chiederò a qualcuno di aiutarmi. Grazie” e chiudo.
Ho segnato la frase APN=internet.wind, vuoi vedere che è quello il problema?
Spippotto un poco in giro e le voilà ecco la configurazione.
Ovviamente ce ne sono una mezza dozzina e quella selezionata in automatico dal cellulare è sbagliata.
Cambio l’impostazione e sono su internet.
Scrivo questo post e lo metto online proprio tramite lo smartphone IDEOS che non ha mandato (cattivoni) le impostazioni alla wind.

<applausi>
<<inchino>>

Riprendo il racconto del viaggio verso Milano di venerdì scorso.
Ho iniziato parlando della comodità del viaggio e poi mi sono perso nel raccontarvi la genialata del carnet di viaggi di sola andata.

Ora vorrei dirvi qualcosa di più della comodità dei freccia rossa.
Sono salito sul treno con venti minuti di anticipo. Elena mi ha cacciato di casa a un’ora improponibile al grido di “Sei comunque in grado di arrivare in ritardo tu!”

Brevissima digressione.
Sono impressionato. C’è il controllare. Saranno almeno cinque o sei viaggi che non ne vedevo uno. Sto pensando di fare un esposto al WWF per inserirli in un loro programma per specie protette in via di estinzione. E’ anche giovane, l’ultimo che avevo visto doveva avere circa l’età del treno… dell’invenzione del treno intendo. E dire che sono una delle poche figure utili all’interno del treno.
Fine della digressione

Per fortuna ho il posto vicino al finestrino.
Tolgo il giaccone e lo appendo, che altrimenti non avrei saputo dove metterlo.
Mi siedo… si fa per dire. E’ più corretto dire che mi incastro nel sedile.
Il poggiamano non si può alzare.
Ho degli amici che non avrebbero alcuna speranza di sedersi, i posti sono troppo stretti.
Il giaccone ovviamente preme contro la mia spalla in modo fastidioso, un grosso fagotto che porta via quasi metà dello spazio vitale disponibile.
Per fortuna non ho nessuno seduto di fianco quindi appoggio lo zainetto ed estraggo il fidato portatile.

Ci sono questi tavolinetti con una parte ripiegabile che a vederli sembrano molto fighi.

fr_interno
Apro l’antina del mio posto e ci appoggio il portatile, non collego la corrente che tanto non serve.
Accendo e controllo se ci sono connessioni wifi libere in zona.
In qualsiasi paese dell’Europa e America la risposta sarebbe “ovvio che sì, c’è l’imbarazzo della scelta”.
Ma qui siamo in ItaGlia non dimentichiamocelo.
Ci sono alcune connessioni private protette e null’altro.
Quando parte il treno mi aspetto di vedere la famosissima connessione wifi del freccia rossa ma ovviamente non c’è ne ombra… che sia una darknet solo per Illuminati e/o iniziati?
Comunque devo scrivere non navigare così inizio.
Ecco, primo problema: il tavolinetto è talmente in alto rispetto al sedile che praticamente ho la tastiera a livello gengive (in realtà è poco più in alto dello sterno).
Per fortuna il viaggio dura solo un’ora altrimenti una bella tendinite non me la levava nessuno.

Sì, devo dire che oltre 30 euro per un viaggio scomodo su un mezzo malcongeniato è sicuramente un prezzo adeguato.
Dove altro avrei potuto avere così tanto materiale per il mio blog.
E questo per non parlare dello sciopero che ci sarà nel pomeriggio per protestare dei tagli al personale. Visto che i treni sono così comodi e veloci che bisogno c’è di personale a bordo?

Eccoci seduti (venerdì 10), per una volta con largo anticipo sul frecciarossa per Milano.

Primissima impressione: Sono terribilmente scomodi. Sembrerebbe un controsenso ma siamo in ItaGlia, eppure è più comodo il regionale (ne parlo in un post successivo).

Facciamo un minimo di cronistoria.

Due giorni fa cerco di acquistare un carnet di biglietti per il frecciarossa… carnet di biglietti che promette 10 viaggi al prezzo di 8, tutto sommato interessante.
Sì inizia con il doversi registrare al club “cartafreccia”… interessante che per comperare un biglietto devo prima dirti dove abito, mi piacerebbe sapere che se ne fanno dei miei dati personali.
La carta freccia, sicuramente utilissima, verrà spedita a casa (?) dopo il primo acquisto di un biglietto freccia rossa… perchéééééééééé?

Vabbè, per fortuna il codice lo inviano subito per posta.
Allora si parte con l’acquisto del carnet.
Si parte si fa per dire perché ci vuole mezz’ora solo per capire come funziona.
Ed ecco la genialata!
Per acquistare il carnet di biglietti si deve scegliere una tratta, io ho scelto Torino-Milano ovviamente.
Poi si sceglie “Altro” da un quasi invisibile menù a tendina e si seleziona Carnet. Ci sono un sacco di altre opzioni sicuramente poco usate visto che per trovarle ci vuole parecchia fortuna.
Ed ecco che compare il pagamento… 256 euro. No dico, 256 euro per 10 viaggi scomodi su un treno mal congeniato.
Tutto sembra andare a buon fine.

Fast forward di un giorno.
Ieri sera controllo la posta.
C’è la mail di conferma del carnet.
Dubbio atroce, atroce, ma proprio di quelli che ti fanno contorcere a terra.
Non è indicata ora e giorno del viaggio che ho prenotato. Stai a vedere che la prenotazione del viaggio… che ho scelto e confermato ovviamente, non è contemplata nell’acquisto del carnet.

Infatti, è proprio così. Che figata.
Vabbè, è il sito di trenitalia mica una cosa ben fatta, nessuno pretendeva che tutto filasse liscio.
Altra mezz’ora abbondante per capire come prenotare un viaggio usando il carnet. Sono sicuro che lo usano in pochi, fra poco vedrò su internet persone con specializzazioni in “uso dei carnet di viaggio di Trenitalia”
Fatta la prenotazione, per fortuna arriva l’email di conferma e stampo.
Ok, ora posso andare a dormire tranquillo, è da poco passata la mezzanotte e devo alzarmi giusto alle 6.20 del mattino.

L’unico dubbo che resta è: ma non è che il carnet vale solo per una singola tratta?
Stai a vedere che bisogna prendere un carnet di biglietti per andare da Torino a Milano ed uno per andare da Milano a Torino.

Geniale!
Solo un vero idiota genio del marketing e della disfunzionalità mentale può arrivare a concepire una cosa cosi aberrante.

Ma siamo pur sempre in Italia, l’unico paese, credo del pianeta intero, che manda l’esercito per scacciare persone che stanno cercando di evitare che venga realizzata un’opera pubblica inutile, antiquata, che produrrà un danno irreparabile all’ambiente ed è già risaputamente in perdita per sempre senza speranza di pareggio dei conti… leggi TAV

Bene.
Alla prossima per i dettagli sulla comodità del treno.

P.S. mentre scrivo questo la voce del nulla annuncia che il biglietto pagato come frecciarossa, indicato come frecciarossa in realtà è un freccia argento quindi sono pure stato imbrogliato.
Grazie Trenitalia, sai sempre come rendermi felice.

Ricevo dalla lista del CICAP una email assolutamente importante, quasi fondamentale per la nostra società… tutta la società, potrei dire addirittura per tutta la razza umana… qualsiasi cosa sia.

A questo link: fermaglialieni potete trovare le informazioni dettagliate, molto dettagliate, per costruire un perfetto elmetto protettivo contro i rapimenti alieni.

UNA RAGAZZA AUSTRIACA RAPITA DAGLI ALIENI INDOSSA UN ELMETTO PROTETTIVO

UNA RAGAZZA AUSTRIACA RAPITA DAGLI ALIENI INDOSSA UN ELMETTO PROTETTIVO

Sì, avete capito benissimo. Gli alieni esistono e sono qui per rapirvi!

No, non tutti indiscriminatamente, solo alcuni, solo persone particolarmente fondamentali per la società moderna ed il suo controllo, persone tipo barboni, ragazzine, anziane signore, disadattati e via dicendo.

Leggete attentamente le istruzioni, sono molto complete e dettagliate, spiegano anche dove trovare il nastro adesivo e come tagliarlo in strisce numerose e appiccicarlo ad un piatto per poterlo poi usare rapidamente. Sì, è fondamentale perché mentre costruite il vostro elmetto gli alieni cercheranno di controllare la debole mente dei vostri cari e seminare zizzania arrivando al punto che i vostri stessi cari, le persone che più di ogni altra vi sono vicine potrebbero avere a che dire, o addirittura contrariarsi, nel vedervi costruire l’elmetto (soprattutto se sanno cosa state facendo) e nel vedervi indossarlo in giro per casa e/o fuori.

Il sottotitolo del sito è molto importante:

Per gli adulti e i bambini rapiti dagli Alieni come riferito dal Prof. David Jacobs, da Budd Hopkins e da molti altri seri ricercatori.

(il sottolineato è mio)

A seguito dell’attenta lettura del sito credo di aver intuito le seguenti cose:

- Il velostat è un materiale con importanti proprietà antialiene.

  • Immagino sia una specie di autan per alieni
  • Non è chiaro se si può avere in spray o tipo arbre magiché per proteggere gli ambienti.
  • Non si capisce perché gli stati sovrani della Terra non lo utilizzino in modo massivo per fermare l’invasione in atto.

- Gli alieni amano rapire molte volte le stesse persone, più sono
inutili e insignificanti per la società e meglio è.

- Hanno un progetto di ibridazione alieno-umano in grado di creare
esseri perfettamente integrabili nella nostra società il cui scopo
ultimo è strappare gli elmetti anti alieni dalla testa delle
vecchiette.

- Una delle caratteristiche fondamentali delle razze aliene dediche al rapimento degli umani è la totale mancanza di scassinatori fra loro, come si evince dal seguente punto:

Gli Alieni hanno sequestrato agli addotti dieci elmetti e sette
berretti da baseball foderati col Velostat. Se non indossate l’elmetto
lo cercheranno in casa vostra finché non lo troveranno. Tuttavia
abbiamo rilevato che non forzano mai un armadio dotato di serratura.
Per questo prima di iniziare a costruire un elmetto vi suggerisco di
fornirvi di un armadietto o di un baule che possano essere chiusi a
chiave. In tal modo non potranno più sequestrare i vostri elmetti.

Mi è stato fatto notare che potrebbe non essere un problema di capacità tecnica da parte degli alieni ma di un forte senso della privacy insito nella loro natura.
Per sdrammatizzare il post, che altrimenti potrebbe ingenerare caos nelle folle (fnord HAIL ERIS ERIS ERIS TUTTI SALUTINO DISCORDIA! fnord) riporto una considerazione fatta leggendo l’email da cui questo post è nato:

Estrattoo dall’email originale:

“Da quando ho cominciato a provare l’elmetto inventato da Michael Menkin, non sono più stato infastidito dal controllo esercitato sulla mia mente dagli Alieni. Adesso i miei pensieri appartengono solo a me. Ho un lavoro importante e sono utile alla società.
La mia vita non é mai stata migliore di adesso. Grazie Michael per il lavoro che stai facendo per salvare tutti noi.”

Quello che vorrei proprio tanto, ma tanto, sapere è quale sia il lavoro del signore di cui sopra perché quando scrive “Ho un lavoro importante e sono utile alla società.” mi è venuto in mente la riunione del CDA del film “Essi vivono” con l’aggiunta di un tizio con berretto da aviatore in stile Bellocchio nel film L’ultima follia di Mel Brooks

La perfezione è raggiunta non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere.‘ ~ Antoine de Saint-Exupéry

Ed eccoci al resoconto di come sono andate le cose con lo ZTD (Zen To Done, derivato da Get Things Done).

Come ho accennato qualche settimana fa sto usando il primo passo del sistema: Annotare ogni cosa, come semplice azione, su un block notes.

Ho scelto un piccolo block notes con l’apertura in alto, stile reporter o agente di polizia.

Per ora ho un block notes regalatomi il prossimo penso sarà un moleskine tipo reporter:

Costa 10 euro e ha due difetti: Il primo è che ha solo una tasca sulla copertina inferiore ed il secondo che non ha una penna agganciata.

Per il primo difetto non dovrebbero esserci grossi problemi perché basta incollare una seconda tasca, per il secondo ho visto in stazione una sorta di elastico con  anello per penna che va inserito nella copertina, praticamente perfetto.

Tornando a noi, scrivo ogni cosa mi passa per la testa, ok, non ogni cosa in effetti, solo che cose che devo fare, singole azioni quali prendere il latte o mandare un’email il giorno dopo.

Ho scelto un sistema molto semplice e facilmente memorizzabile per differenziare già in fase di scrittura gli argomenti, o contesti come vengono chiamati nel metodo. Il sistema, che è poi quello proposto, consiste semplicemente nell’inserire una singola parola preceduta dal simbolo @.

Per fare qualche esempio, se devo ricordare di prendere il latte posso scrivere una cosa tipo: @spesa prendere il latte.

Se devo mandare una email per organizzare il prossimo murder party posso scrivere una cosa tipo: @computer @mp mandare invito per mp di aprile

Come vedete nel secondo caso ho messo due contesti, serve per dettagliare meglio ciò che si deve fare.

Poi ho cercato un programma che potesse essermi comodo per trasferire tutti questi elementi sul computer. In effetti non sarebbe neppure necessario ma la possibilità di ordinare, correggere, modificare, aggiornare e cancellare le note è molto utile.

Ho provato molti programmi, i migliori a mio parere sono quelli online, in particolar modo consiglio rememberthemilk. E’ particolarmente semplice e immediato da usare. Alla fine ho scelto di usare come programma locale un minuscolo programma in python, ovviamente opensource, che si chiama ikog. Ha la caratteristica di lavorare da riga di comando, è molto rapido ed immediato, ci ho messo meno di mezz’ora a studiare tutto il manuale e decidere di usare solo una parte dei comandi disponibili. In sostanza è ottimo.

Ma non sono qui per parlare dei vari programmi, lo farò in un prossimo pezzo.

Quello che volevo raccontarvi è come mi trovo io ad usare questo sistema.

Come ricorderete ZTD si basa su dieci punti ognuno dei quali rappresenta sì una metodologia per affrontare le cose ma al tempo stesso una abitudine da apprendere.

Sviluppare una nuova abitudine è sempre piuttosto complesso (molto più semplice prendere un nuovo vizio ^__^).

ZTD consiglia di affrontare le cose con molta calma e dandosi il necessario tempo (si tratta pur sempre di una visione ZEN delle cose).

E così sto facendo. Ho deciso di affrontare questa, chiamiamola avventura, con metodo e calma.

Al momento mi sto focalizzando sul primo punto della sequenza: Prendere nota di ogni cosa

Posso dire che funziona, funziona bene, per me ovviamente.

Il fatto stesso di sapere che ho scritto su carta quello che devo fare mi lascia una disposizione d’animo molto più serena. Non ho più la sensazione di essere totalmente fuori controllo e di non riuscire a ricordare neppure metà delle cose che devo fare, ora le dimentico ma con metodo. ^__^

Si tratta quindi di una sensazione di tranquillità, molto gradevole devo ammettere, come se si avesse la consapevolezza che le cose sono più o meno sotto controllo.

Devo dire che mi piace ed è un ottimo incentivo a continuare.

P.s. tanto per fare un esempio banale ma, per chi mi conosce ben concreto.

Qualche giorno fa dovevo andare alla Cascina Roccafranca per firmare un documento. Ero in ufficio, esco e penso che non ho la più pallida idea di come fare ad arrivarci. Panico!

Inizio a pensare che sono un idiota per non essermi stampato un percorso, per non sapere dove c’è una cartina dei mezzi pubblici e via dicendo.

Sconsolato decido di tornare a casa e andare il giorno dopo. Prendo il mano il taccuino per segnarmi di preparare la cartina et voilà, il percorso era lì. L’avevo effettivamente fatto due giorni prima, bastava consultare il taccuino invece di andare in panico. Per me che sono in grado di perdermi dentro casa è stato un successo enorme… il fatto poi che per arrivare ci abbia messo un tempo enorme a causa dei mezzi pubblici torinesi è un’altra storia.

P.S. Se volete saperne di più:

Zen To Done: The Simple Productivity E-Book! Buy Now

Alla prossima puntata dell’avventura con lo ZTD

Ferale notizia, veramente ferale… per me ovviamente.

Mi sono scontrato con la correttezza tutta americana della Network Solution, una delle più grandi aziende di gestione dei domini del mondo.

Sono così corretti e onesti che non mi hanno mandato alcun avviso della scadenza del mio dominio… il mio amatissimo lordmax.com

Ovviamente questo è scaduto, guarda caso il 22 marzo, giorno del mio genetliaco e, solo oggi, ben oltre le 48 ore di attesa standard il dns non è più attivo.

Ora secondo loro io dovei pagare per riattivarlo e poi pagare per rinnovarlo e poi cos’altro? Pagare per la gioia di dargli dei soldi?

Si possono tenere il dominio, anzi se qualcuno lo vuole è a disposizione, l’offerta d’asta parte da, mi pare, 68 $.

Sono proprio felice della cosa, spero ne abbia un tornaconto adeguato… se il karma esiste penso che a breve ci sarà un tornado sopra i loro uffici.

Intanto tiro fuori il manuale delle evocazioni e mi faccio un paio di elementali:

Uno per me:

Elementale della birra

Elementale della birra

Ed uno da mandargli a casa:

Elementale della Terra... incazzoso

Elementale della Terra... incazzoso

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